Genere: romanzo
Data di pubblicazione: Giovedì, 1 Luglio 2010
“IL BANCO SOPRA LA CATTEDRA” di Luigi Polito Edizioni Altravista
Marco è un ragazzo di periferia che frequenta con serietà e impegno l’ultimo anno del corso di laurea in Pedagogia. Quando però sopraggiunge il momento del colloquio finale la sua coscienza lo blocca suggerendogli una singolare e spettacolare protesta. Davanti alla commissione, nell’incredulità generale, Marco denuncia i misfatti e le incongruenze del sistema universitario, che, a suo parere, si ammanta di una cultura desueta e menzognera, finalizzata a privilegiare solo gli interessi personali dei baroni. Il romanzo-documentario prosegue attraverso un’analisi dettagliata della tesi sperimentale di Marco da cui emergono racconti, storie bizzarre, drammatiche e ironiche, che in modo graffiante, smascherano i detentori della cultura dominante e il potere politico, che spesso utilizza la cultura a suo piacimento, rendendola funzionale alla propria ideologia.
Il “Banco sopra la cattedra” è un romanzo che nasce sul campo, narrato direttamente dai veri protagonisti dei luoghi dell’apprendere: gli studenti che attraverso le loro storie, tristi, divertenti, drammatiche, reali e a volte fantastiche svelano gli inganni e i pregiudizi che quotidianamente vivono nell’università e nella scuola. Un’analisi incisiva e minuziosa che mostra le incongruenze del mondo dell’istruzione, percepito come statico, ottuso, falsamente democratico ed espressione di forti disuguaglianze.
Oggi come ieri, il sistema dell’istruzione rimane ancorato al cordone ombelicale del potere politico, che lo usa come mezzo di diffusione della propria ideologia, sprecando un capitale umano indescrivibile, potenzialmente rivolto al miglioramento della società. Qui ragazzi e ragazze, delusi da una scuola senza alcuna prospettiva per il futuro, rivendicano ad alta voce un percorso didattico-formativo che, oltre a costruire competenze cognitive significative, li orienti verso una conoscenza quanto più obiettiva della realtà, aperta alla riflessione, all’autosservazione personale e che faciliti la comprensione del nostro vivere nel mondo.
Per realizzare quest’obiettivo bisogna avere il coraggio, una volta per tutte, di voltare pagina e mettere in moto tutte le loro risorse, in grado di garantire una scuola democratica, pluralista e solidale.
Preparatevi a momenti di grande tensione, dove il sarcasmo e la metafora della verità si mescolano creando una miscela esplosiva.
L’autore
Luigi Polito, nato a Napoli, psicologo e terapeuta, è professore di Scienze Umane nei licei. Ha pubblicato vari articoli su riviste scientifiche ed è giornalista pubblicista dal 1991.
e-mail: Luigi Polito
a cura di Antonella Cilento |
giovedì 1 luglio 2010
lunedì 19 aprile 2010
Si è conclusa la presentazione del libro
Giovedì 15 aprile a Villa Bruno di San Giorgio a Cremano si è conclusa la frizzante presentazione del libro “il banco sopra la cattedra” del professore Luigi Polito. L’evento è stato organizzato dall’Associazione di volontariato socio-culturale “No Comment” di Napoli, presieduta dal presidente onorario, il fotoreporter Antonio Alfano, un vero professionista e mastino dell’informazione, vale a dire uno che non molla la notizia finché non raggiunge l’obiettivo prefissato. Hanno partecipato alla magnifica serata circa 150 persone soprattutto: insegnanti, studenti e genitori. Il giornalista Luciano Scateni ha moderato il confronto sottolineando l’acutezza delle provocazioni esposte nel libro che mirano a un cambiamento radicale dei luoghi dell’apprendere, in primis università e scuola. L’ex conduttore del TG3 Campania ha proposto l’inserimento del testo all’interno dei programmi ministeriali e quindi la sua diffusione in tutte le scuole, affinché gli studenti e le studentesse possano conoscere, riflettere e confrontarsi sui contenuti. Sono intervenuti proficuamente nella discussone: il famoso giornalista, videomaker Salvatore Sparavigna, che ha parlato anche del suo ultimo filmato “a camorra songh’io”. Infine, il sociologo Claudio Roberti ha precisato che sarebbe riduttivo definire il contributo di Luigi Polito come un romanzo puro e semplice. “Di fatto, si tratta di un prodotto definibile in termini di contaminazione fra generi. Siamo al cospetto di una narrazione che utilizza con varie modalità, categorie analitiche da saggio e converte il tutto in chiari indirizzi di critica-denuncia come un pamphlet
domenica 18 aprile 2010
Associazine "No Comment" di Tony la Ruspa
Informazione Visiva Solidale
L’associazione “ No Comment” nasce a Napoli nel gennaio 1999, con l’intento di dare “visibilità” ai bisogni dei soggetti disagiati e meno garantiti, di promuovere i valori della solidarietà e del bene salute. La No Comment si adopera, nei limiti delle proprie disponibilità, per fornire un’informazione, visiva solidale, no profit, richiamandosi alle indicazioni dell’articolo 21 della costituzione italiana e all’articolo 19 dei diritti dell’uomo.
Una simpatica e audace formazione di giornalisti liberi, che più liberi di così non si può, nel senso che devono dar conto solo alla loro coscienza di cittadini onesti. Da anni con grande caparbietà e professionalità denunciano situazioni paradossali e d’invivibilità che si verificano nella città di Napoli e su tutto il territorio campano. Sono dei veri e propri mastini dell’informazione, vale a dire lasciano la loro “preda”, ovvero la descrizione minuziosa, scritta e fotografica della notizia-denuncia, solo quando il problema viene affrontato e risolto dalle autorità competenti.
L’associazione “ No Comment” nasce a Napoli nel gennaio 1999, con l’intento di dare “visibilità” ai bisogni dei soggetti disagiati e meno garantiti, di promuovere i valori della solidarietà e del bene salute. La No Comment si adopera, nei limiti delle proprie disponibilità, per fornire un’informazione, visiva solidale, no profit, richiamandosi alle indicazioni dell’articolo 21 della costituzione italiana e all’articolo 19 dei diritti dell’uomo.
Una simpatica e audace formazione di giornalisti liberi, che più liberi di così non si può, nel senso che devono dar conto solo alla loro coscienza di cittadini onesti. Da anni con grande caparbietà e professionalità denunciano situazioni paradossali e d’invivibilità che si verificano nella città di Napoli e su tutto il territorio campano. Sono dei veri e propri mastini dell’informazione, vale a dire lasciano la loro “preda”, ovvero la descrizione minuziosa, scritta e fotografica della notizia-denuncia, solo quando il problema viene affrontato e risolto dalle autorità competenti.
Recensione tratta dal giornale "Il Denaro"
autoricampani/Luigi Polito
Romanzo sulle scuole della città
Il titolo "Il banco sopra la cattedra" nasce da un'idea suggestiva di un folto gruppo di studenti napoletani che ha voluto esprimere il proprio dissenso nei confronti dei tradizionali rapporti esistenti nei luoghi dell'apprendere." un romanzo-documento che narra attraverso storie di vita divertenti, amare, ironiche, a volte drammatiche, i misfatti, le assurdità, le incongruenze che gli studenti vivono quotidianamente nelle università e nelle scuole della nostra città. Dall'incontro di questi racconti, frutto di uno strano intreccio tra realtà e fantasia, i cui confini sono difficilmente scindibili, prende corpo una miscela esplosiva ricca di emozioni, proteste e speranze per il nostro futuro. Perché chi viene a Napoli dovrebbe leggere questo libro?Chi viene in visita a Napoli è convinto di assistere ai soliti stereotipi, che da secoli sono appiccicati sulle nostra pelle, fatti di tarantelle, mandolini, strane situazioni che quasi sempre finiscono "a tarallucci e vino". In questo romanzo invece, i nostri giovani esprimono con lucida razionalità e ironia, il desiderio concreto di rappresentare una città diversa, che non vuole più rimuovere le sue conflittualità, ma intende riscattarsi, dimostrando che soprattutto nei luoghi dell'apprendere vi è una grande volontà di trasformazione sociale. Tutte le storie narrate dagli studenti in questo libro hanno luogo e si svolgono nella città di Napoli, nelle tipiche stradine della zona universitaria, del centro antico e offrono al lettore la possibilità di conoscere i meandri di quest'affascinante metropoli che pullula di vita in tutti gli angoli delle strade.
***
Il banco sopra la cattedra
Luigi Polito
Editore Altravista
pagine 118
euro12,00
Romanzo sulle scuole della città
Il titolo "Il banco sopra la cattedra" nasce da un'idea suggestiva di un folto gruppo di studenti napoletani che ha voluto esprimere il proprio dissenso nei confronti dei tradizionali rapporti esistenti nei luoghi dell'apprendere." un romanzo-documento che narra attraverso storie di vita divertenti, amare, ironiche, a volte drammatiche, i misfatti, le assurdità, le incongruenze che gli studenti vivono quotidianamente nelle università e nelle scuole della nostra città. Dall'incontro di questi racconti, frutto di uno strano intreccio tra realtà e fantasia, i cui confini sono difficilmente scindibili, prende corpo una miscela esplosiva ricca di emozioni, proteste e speranze per il nostro futuro. Perché chi viene a Napoli dovrebbe leggere questo libro?Chi viene in visita a Napoli è convinto di assistere ai soliti stereotipi, che da secoli sono appiccicati sulle nostra pelle, fatti di tarantelle, mandolini, strane situazioni che quasi sempre finiscono "a tarallucci e vino". In questo romanzo invece, i nostri giovani esprimono con lucida razionalità e ironia, il desiderio concreto di rappresentare una città diversa, che non vuole più rimuovere le sue conflittualità, ma intende riscattarsi, dimostrando che soprattutto nei luoghi dell'apprendere vi è una grande volontà di trasformazione sociale. Tutte le storie narrate dagli studenti in questo libro hanno luogo e si svolgono nella città di Napoli, nelle tipiche stradine della zona universitaria, del centro antico e offrono al lettore la possibilità di conoscere i meandri di quest'affascinante metropoli che pullula di vita in tutti gli angoli delle strade.
***
Il banco sopra la cattedra
Luigi Polito
Editore Altravista
pagine 118
euro12,00
Recensione Libri
Trama del libro Il banco sopra la cattedra di Luigi Polito
Un romanzo che nasce tra i banchi di scuola...
Il Banco sopra la cattedra è un romanzo-documento che nasce sul campo, narrato direttamente dai veri protagonisti dei luoghi dell’apprendere: gli studenti che attraverso le loro storie, tristi, divertenti, drammatiche, reali e a volte fantastiche svelano gli inganni e i pregiudizi che quotidianamente vivono nell’università e nella scuola. Un’analisi incisiva e minuziosa che mostra le incongruenze del mondo dell’istruzione, percepito come statico, ottuso, falsamente democratico ed espressione di forti disuguaglianze.
Oggi come ieri, il
sistema dell’istruzione rimane ancorato al cordone ombelicale del potere politico, che lo usa come mezzo di diffusione della propria ideologia, sprecando un capitale umano indescrivibile, potenzialmente rivolto al miglioramento della società.
L’autore
Luigi Polito, professore di Scienze Umane nei licei. Psicologo e terapeuta, ha collaborato dal 1986 al 1994, come esperto nelle Equipe Socio-Psico-Pedagogiche del Provveditorato agli Studi di Napoli operanti sul territorio per arginare la Dispersione Scolastica nelle scuole di ogni ordine e grado. Ha pubblicato articoli su riviste scientifiche tra cui: il Il test della famiglia applicato a pazienti lungodegenti su Rivista Sperimentale di Freniatria. Autore della ricerca: L’insegnamento della Filosofia attraverso l’uso della metafora presentata al Convegno Narrate uomini le vostre storie. La narrazione nel pensiero sistemico, in psicoanalisi e letteratura svoltosi presso l’Istituto Universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. É giornalista pubblicista e consulente di Psicologia dell’età evolutiva in alcuni centri specializzati.
Un romanzo che nasce tra i banchi di scuola...
Il Banco sopra la cattedra è un romanzo-documento che nasce sul campo, narrato direttamente dai veri protagonisti dei luoghi dell’apprendere: gli studenti che attraverso le loro storie, tristi, divertenti, drammatiche, reali e a volte fantastiche svelano gli inganni e i pregiudizi che quotidianamente vivono nell’università e nella scuola. Un’analisi incisiva e minuziosa che mostra le incongruenze del mondo dell’istruzione, percepito come statico, ottuso, falsamente democratico ed espressione di forti disuguaglianze.
Oggi come ieri, il
sistema dell’istruzione rimane ancorato al cordone ombelicale del potere politico, che lo usa come mezzo di diffusione della propria ideologia, sprecando un capitale umano indescrivibile, potenzialmente rivolto al miglioramento della società.
L’autore
Luigi Polito, professore di Scienze Umane nei licei. Psicologo e terapeuta, ha collaborato dal 1986 al 1994, come esperto nelle Equipe Socio-Psico-Pedagogiche del Provveditorato agli Studi di Napoli operanti sul territorio per arginare la Dispersione Scolastica nelle scuole di ogni ordine e grado. Ha pubblicato articoli su riviste scientifiche tra cui: il Il test della famiglia applicato a pazienti lungodegenti su Rivista Sperimentale di Freniatria. Autore della ricerca: L’insegnamento della Filosofia attraverso l’uso della metafora presentata al Convegno Narrate uomini le vostre storie. La narrazione nel pensiero sistemico, in psicoanalisi e letteratura svoltosi presso l’Istituto Universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. É giornalista pubblicista e consulente di Psicologia dell’età evolutiva in alcuni centri specializzati.
Salvatore Sparavigna: la mia strada web tv
La mia strada web tv (www.lamiastrada.tv) - la voce di chi non ha voce!
Prima riunione informativa.
Martedi 20 aprile alle ore 15:00, presso il centro La Tenda (Via Sanità 95/96 Napoli) ci sarà la prima riunione conoscitiva con chi vorrà collaborare alla webTv "lamiastrada.tv".
In effetti verrà presentata la struttura web con tutte le sue potenzialità, gli argomenti che verranno trattati (fino ad ora ipotizzati), le procedure da adottare per pubblicare, lo stile ed il taglio da seguire. Ci si conoscerà e verranno individuati coloro che, o per attitudine o per volontà, potranno essere da subito, considerati dello staff redazionale.
Qualcosa sicuramente dovrà essere perfezionata e qualcos'altra subirà qualche cambiamento. Non è una vera e propria riunione di redazione e nemmeno una presentazione ufficiale, ma sicuramente è una verifica di condivisione di percorsi, intenti, interessi e, soprattutto, modi di fare comunicazione e giornalismo. La presentazione ufficiale alla stampa e alla città avverrà più avanti.
In questo percorso sono stati già individuati dei Partners che in qualche modo ci affiancheranno (come il centro La Tenda per esempio) ed altri ancora verranno. Sappiate che gli argomenti che saranno trattati non sono facilmente accettati e condivisi dai poteri, per cui non vi aspettate di partecipare da subito ad una impresa commerciale.
L'incontro è aperto ai giornalisti (precari e non), ai fotografi, ai videomaker, newswebreporters, blogger, principalmente a chi ha dimestichezza con immagini, video, audio, testi anche con i propri cellulari e che intendono cominciare ad occuparsi di una comunicazione ed informazione diversa e rivolta ai più deboli, agli esclusi e agli emarginati, ma anche a chi subisce vessazioni ed ingiustizie.
Ma la struttura redazionale sarà aperta anche agli addetti ai lavori o a chi vorrà in qualche modo rendersi disponibile e utile, con la propria collaborazione, alla crescita del progetto.
Molto sarà spiegato martedì, molto altro ancora nascerà insieme.
Lo spero.
S a l v a t o r e S p a r a v i g n a
Prima riunione informativa.
Martedi 20 aprile alle ore 15:00, presso il centro La Tenda (Via Sanità 95/96 Napoli) ci sarà la prima riunione conoscitiva con chi vorrà collaborare alla webTv "lamiastrada.tv".
In effetti verrà presentata la struttura web con tutte le sue potenzialità, gli argomenti che verranno trattati (fino ad ora ipotizzati), le procedure da adottare per pubblicare, lo stile ed il taglio da seguire. Ci si conoscerà e verranno individuati coloro che, o per attitudine o per volontà, potranno essere da subito, considerati dello staff redazionale.
Qualcosa sicuramente dovrà essere perfezionata e qualcos'altra subirà qualche cambiamento. Non è una vera e propria riunione di redazione e nemmeno una presentazione ufficiale, ma sicuramente è una verifica di condivisione di percorsi, intenti, interessi e, soprattutto, modi di fare comunicazione e giornalismo. La presentazione ufficiale alla stampa e alla città avverrà più avanti.
In questo percorso sono stati già individuati dei Partners che in qualche modo ci affiancheranno (come il centro La Tenda per esempio) ed altri ancora verranno. Sappiate che gli argomenti che saranno trattati non sono facilmente accettati e condivisi dai poteri, per cui non vi aspettate di partecipare da subito ad una impresa commerciale.
L'incontro è aperto ai giornalisti (precari e non), ai fotografi, ai videomaker, newswebreporters, blogger, principalmente a chi ha dimestichezza con immagini, video, audio, testi anche con i propri cellulari e che intendono cominciare ad occuparsi di una comunicazione ed informazione diversa e rivolta ai più deboli, agli esclusi e agli emarginati, ma anche a chi subisce vessazioni ed ingiustizie.
Ma la struttura redazionale sarà aperta anche agli addetti ai lavori o a chi vorrà in qualche modo rendersi disponibile e utile, con la propria collaborazione, alla crescita del progetto.
Molto sarà spiegato martedì, molto altro ancora nascerà insieme.
Lo spero.
S a l v a t o r e S p a r a v i g n a
No Comment: intervista all'autore
1) Perché questo titolo?
Il titolo “il banco sopra la cattedra” nasce da un’idea suggestiva di un folto gruppo di studenti che pubblicamente ha voluto esprimere il proprio dissenso nei confronti dei tradizionali rapporti esistenti nei luoghi dell’apprendere.
2) Di cosa parla questo libro e cosa ti ha spinto a scriverlo?
Prima di accennare ai contenuti del libro, vorrei ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di quest’avventura e fare un’importante premessa affinché la lettura del testo non dia vita a false interpretazioni.
“Il banco sopra la cattedra” non ha assolutamente l’intenzione di offendere o denigrare il mondo dell’istruzione, per cui mi sembra doveroso sottolineare l’enorme mole di lavoro, l’onestà intellettuale, l’impegno, la passione, di moltissime persone che si prodigano ogni giorno affinché, attraverso il sapere e la conoscenza, noi tutti possiamo diventare più consapevoli della complessità della vita.
È un romanzo-documento che narra attraverso storie di vita divertenti, amare, ironiche, a volte drammatiche, i misfatti, le assurdità, le incongruenze che gli studenti vivono quotidianamente nelle università e nelle scuole. Dall’incontro di questi racconti, frutto di uno strano intreccio tra realtà e fantasia, i cui confini sono difficilmente scindibili, prende corpo una miscela esplosiva ricca di emozioni, proteste e speranze per il nostro futuro.
“Il banco sopra la cattedra” nasce come un gioco, e come tutti i giochi è da prendere molto sul serio. É una provocazione scritta senza peli sulla lingua, che invita a riflettere sullo stato di salute del mondo dell’istruzione, questo gigante d’argilla senza cuore e senza ragione, che a fatica resta ancora in piedi appoggiandosi a mille bastoni.
Un sistema complesso che rischia di frantumarsi o persino estinguersi come i dinosauri, e che per questo ha bisogno urgentemente di rinnovarsi da cima a fondo, di acquisire senso prima che affondi definitivamente.
La motivazione principale che mi ha spinto a scrivere questo inusuale romanzo, è la speranza di risvegliare le coscienze degli studenti e di tutti coloro che operano nei luoghi dell’apprendere, gli unici soggetti in grado di poter immaginare e proporre un cambiamento generale del pensiero dominante e mettere in discussione le consuete modalità di trasmissione del sapere.
Una speranza che deve partire dall’interno delle nostre università, delle nostre scuole, che hanno il diritto-dovere d’ insegnare e promuovere nuovi principi e valori, indispensabili alla nascita di una coscienza civile democratica, che crei i presupposti per una trasformazione positiva e pacifica della società.
In un momento storico così delicato, in cui non si crede più a niente, e ogni cosa diventa subalterna all’economia e al dio danaro, i luoghi dell’apprendere non possono pretendere di diffondere una cultura asettica e completamente slegata dal contesto storico-culturale in cui viviamo. Queste importanti istituzioni che rappresentano il nostro futuro, devono assumersi la responsabilità di ricoprire un ruolo centrale nella formazione dei giovani e proporsi come modello d’identificazione fondato sull’onestà, la coerenza, la dignità, la legalità e l’uguaglianza.
Tutto ciò non vuol dire profanare la sacralità del mitico sapere, che ha radici solide e indiscutibili, ma in questa fase storica è opportuno un cambiamento radicale del sistema dell’istruzione, che deve liberarsi dall’oppressione dell’onnipresente ideologia politica, e incidere autonomamente e criticamente nella realtà sociale, divenendo punta di diamante e parte strutturale di un progetto formativo integrato globale. Un patto educativo da costruire con i diversi soggetti sociali che operano nei territori, che miri a valorizzare il dialogo e il confronto tra le parti, e abbia come obiettivo principale la realizzazione di prospettive concrete, soprattutto per i giovani.
Realizzare tutto questo richiede impegno sia una forte mobilitazione, sia una presa di coscienza collettiva che ci svincoli dai vecchi miti culturali interiorizzati, percepiti come unica opportunità di conoscenza. Un’impresa non facile, in quanto chi tiene in pugno il sistema educativo si opporrà tenacemente al “fareassieme”, perché non intende mettere in discussione la propria ideologia e la gestione del potere che esercita come espressione di dominio indiscriminato.
3) Sei stato molto critico nei confronti della modalità di gestione delle università e delle scuole per quali motivi?
Penso che sia le Università, sia le scuole di ogni ordine e grado siano prevalentemente organizzate e governate come feudi medioevali.
Le università in modo cieco sanciscono la frattura tra cultura umanistica e scientifica, rendendo incapaci i giovani di cogliere la globalità dell’esperienza umana. In questi luoghi, spesso il sapere diviene uno strumento per mantenere privilegi, scambiarsi favori e cortesie, garantire un consenso politico-baronale fondato su inganni e nepotismo. Gli studenti vengono trattati in modo superficiale, selezionati come pacchi postali, considerati un semplice numero come se non fossero persone, negandogli spesso il diritto allo studio. Questi importanti luoghi dell’apprendere sono divenuti feudi nelle mani di schiere di Baroni e Pierini senza scrupoli, che portano avanti la loro politica e decidono ogni cosa incuranti della legalità. Luoghi paragonabili a circoli chiusi, autoreferenziali dove tutto si decide per interessi di casta o attraverso i legami di sangue e di appartenenza, proprio come avviene nei clan mafiosi.
Emblematiche sono le numerose sentenze della Corte di Cassazione e le storie drammatiche di tanti ricercatori, che hanno lasciato l’Italia per altri paesi in polemica con il sistema nepotista delle nostre università.
Anche le scuole, come molte altre istituzioni, spesso vengono amministrate secondo la solita logica familistica, ereditata da secoli, tipicamente meridionale ed esportata con successo in molte zone della nostra penisola. Non di rado gruppetti di figuri senza scrupoli con operazioni apparentemente legali, si spartiscono alla luce del sole, favori, ruoli e danaro, mangiando come suol dirsi: la pecora con tutta la lana. Le minoranze, sottomesse a tale strategia, vengono automaticamente emarginate e annientate, per cui la gestione privata e patologica della scuola pubblica, tira avanti indisturbata e senza alcuna incidenza positiva sulla realtà e senza alcun controllo sui controllori. La nostra unica speranza è nelle mani delle nuove generazioni che attraverso la partecipazione attiva possano pacificamente riappropriarsi di quello che gli appartiene di diritto: l’organizzazione democratica della scuola.
4) Cosa ne pensi della scuola attuale?
Credo che oggi il mondo dell’istruzione si rivela incapace di comprendere i reali bisogni dei giovani. Non è un caso, se spesso ci troviamo innanzi una scuola affollata da un esercito di docenti autistici, in balia delle onde, impauriti, frustrati, ricattati, delusi, mal pagati, frettolosi, disimpegnati, barricati nelle proprie classi a compiacersi dei propri soliloqui didattici, pronti a scaricare inevitabili angosce sugli allievi e su se stessi. Una scuola in crisi di principi e valori, che si nasconde dietro contenuti paradossali e mantiene inconcepibili distanze dalla realtà. In definitiva una scuola che non forma ma deforma e spreca, senza rendersene conto, una forza sociale indescrivibile, un patrimonio giovanile creativo e rivoluzionario, ingannando le menti adolescenziali sulla vera condizione esistenziale dell’uomo.
In questi enormi casermoni strutturati su base familistico-piramidale, viene ibernata ogni forma di creatività e di capacità critica, tutto scivola silenziosamente nell’ anonimato e l’unico pensiero positivo è quello di scappare appena possibile, come dei prigionieri in cerca della libertà. Non si lavora in gruppo, c’è poca cooperazione e tanto isolamento. Come sarebbe bello collaborare gomito a gomito, invece ci chiudiamo nelle nostre classi in perfetta clausura, nascondendo la nostra ignoranza a scapito del confronto, delle buone relazioni e della crescita culturale degli studenti. Quante riunioni senza né capo e né coda a discutere di condotta, valutazione, improvvisandoci giudici di una logica aberrante che diffonde idee sbagliate delle regole di cittadinanza e di convivenza democratica. Non parliamo poi dei libri di testo, – mattoni sempre più pesanti e scritti esclusivamente per i docenti – della selezione rigida degli alunni, spesso subordinata al mantenimento dei posti di lavoro degli insegnanti, ai loro umori e alle continue, immancabili raccomandazioni.
3) Quali sono le tue considerazioni sugli insegnanti in genere?
Credo che la scuola italiana abbia fondamenta ben solide e, anche se non funziona, produca risultati inspiegabili che la tengono in vita e gli permettono di raggiungere un suo strano equilibrio che nessuno di noi riesce a spiegare. Certo, vi sono insegnanti che vivono questa professione come se fosse una missione, con passione, impegno, sacrificio, onestà intellettuale, senso di responsabilità, per cui sottostanno al quotidiano ricatto che viene imposto dall’alto, pur di aiutare i giovani a crescere. Tuttavia è palese che questi ingredienti da soli non possono tenere in piedi un sistema così ingarbugliato. Spesso alcuni docenti appaiono in uno stato di catalessi, altri sembrano palombari che osservano il fondo marino, la realtà attraverso spessissimi vetri, senza alcuna possibilità d’intervento. Non si rendono conto che chi è consapevole di una realtà paradossale e aberrante, e non muove un dito per cambiarla, è colpevole quanto chi pretende di avere nelle proprie mani la verità assoluta.
4) Che di tupi di rapporti attualmente intercorrono tra scuola e genitori, docenti e studenti e tra compagni di classe.
I primi direi sono prevalentemente inesistenti. Nonostante i vecchi decreti delegati prevedano istituzionalmente questi rapporti, non se ne vede l’ombra. I genitori varcano la soglia della scuola solo nel corso delle consuete valutazioni periodiche, quindi come pura formalità o probabile panacea per attenuare i loro sensi di colpa. In genere per i genitori l’insegnante non è visto come un alleato che contribuisce alla formazione della personalità e alla crescita culturale del proprio figlio, ma soprattutto un nemico da combattere, contestare, criticare, e se il caso, punire, a volte anche con le mani. Per la scuola, salvo che in alcuni casi, il genitore è prevalentemente un ficcanaso, un rompiscatole iperprotettivo da tenere lontano perché crea solo problemi.
Per quanto concerne il rapporto docenti-studenti si basa essenzialmente sul potere dell’uno sull’altro. Come tutti i rapporti di potere è un incontro tra estranei, che spesso si fonda sulla falsità, il paternalismo e l’ipocrisia. Sono molto rari le relazioni che si manifestano con modalità prettamente egualitarie.
In genere, i rapporti tra docenti sono molto formali. I professori s’ignorano a vicenda inchinandosi soltanto all’autorità costituita. Non discutono con nessuno della realtà, come se vivessero in un pianeta sconosciuto.
Gli studenti invece, tra loro vivono una situazione in gran parte paradossale, perché devono adattarsi ad un clima relazionale estremamente competitivo, dove non c’è spazio per il fareassieme, la collaborazione e il rispetto reciproco. Chi soccombe a tali regole viene automaticamente selezionato o emarginato. Insomma come sosteneva più di quarant’anni fa, il nostro carissimo Don Lorenzo Milani, la scuola resta un ospedale che cura gli studenti bravi e abbandona quelli in difficoltà.
5) Si parla dell’esistenza di una tangentopoli minore, quasi poverella, quella della crosta su gite, incarichi, eventi, in che misura è il fenomeno?
Non ho elementi certi per affermare che esista una “tangescopoli de’ puverielli” anche se come suol dirsi “a carocchie a carocchie, Pulecenella accerette ‘a mugliera”. Comunque, per sgombrare il campo da facili allusioni occorre dire che le nostre scuole sono ricche di gentiluomini e gentildonne di grande onestà e laboriosità che si prodigano tutti i giorni per migliorare la qualità dell’istruzione. Certo quando l’amministrazione del danaro pubblico avviene lontano da occhi indiscreti, e per giunta in modo privatistico da poche persone, spesso assetate di danaro e potere, assoldate con stipendi irrisori, sicuramente può balenare qualche cattiva intenzione. Lo sanno tutti che il dio danaro è la nuova religione, sponsorizzata da chi intende tutelare i propri interessi personali, forse una malattia più contagiosa anche della peste.
6) Descriva tre motivi per cui dovremmo leggere il tuo libro
1) In modo divertente e ironico affronta argomenti molto seri.
2) Finisce inaspettatamente con un inizio.
3) È propositivo perché prevede un progetto importante che ha come protagonisti finalmente i giovani.
Il titolo “il banco sopra la cattedra” nasce da un’idea suggestiva di un folto gruppo di studenti che pubblicamente ha voluto esprimere il proprio dissenso nei confronti dei tradizionali rapporti esistenti nei luoghi dell’apprendere.
2) Di cosa parla questo libro e cosa ti ha spinto a scriverlo?
Prima di accennare ai contenuti del libro, vorrei ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di quest’avventura e fare un’importante premessa affinché la lettura del testo non dia vita a false interpretazioni.
“Il banco sopra la cattedra” non ha assolutamente l’intenzione di offendere o denigrare il mondo dell’istruzione, per cui mi sembra doveroso sottolineare l’enorme mole di lavoro, l’onestà intellettuale, l’impegno, la passione, di moltissime persone che si prodigano ogni giorno affinché, attraverso il sapere e la conoscenza, noi tutti possiamo diventare più consapevoli della complessità della vita.
È un romanzo-documento che narra attraverso storie di vita divertenti, amare, ironiche, a volte drammatiche, i misfatti, le assurdità, le incongruenze che gli studenti vivono quotidianamente nelle università e nelle scuole. Dall’incontro di questi racconti, frutto di uno strano intreccio tra realtà e fantasia, i cui confini sono difficilmente scindibili, prende corpo una miscela esplosiva ricca di emozioni, proteste e speranze per il nostro futuro.
“Il banco sopra la cattedra” nasce come un gioco, e come tutti i giochi è da prendere molto sul serio. É una provocazione scritta senza peli sulla lingua, che invita a riflettere sullo stato di salute del mondo dell’istruzione, questo gigante d’argilla senza cuore e senza ragione, che a fatica resta ancora in piedi appoggiandosi a mille bastoni.
Un sistema complesso che rischia di frantumarsi o persino estinguersi come i dinosauri, e che per questo ha bisogno urgentemente di rinnovarsi da cima a fondo, di acquisire senso prima che affondi definitivamente.
La motivazione principale che mi ha spinto a scrivere questo inusuale romanzo, è la speranza di risvegliare le coscienze degli studenti e di tutti coloro che operano nei luoghi dell’apprendere, gli unici soggetti in grado di poter immaginare e proporre un cambiamento generale del pensiero dominante e mettere in discussione le consuete modalità di trasmissione del sapere.
Una speranza che deve partire dall’interno delle nostre università, delle nostre scuole, che hanno il diritto-dovere d’ insegnare e promuovere nuovi principi e valori, indispensabili alla nascita di una coscienza civile democratica, che crei i presupposti per una trasformazione positiva e pacifica della società.
In un momento storico così delicato, in cui non si crede più a niente, e ogni cosa diventa subalterna all’economia e al dio danaro, i luoghi dell’apprendere non possono pretendere di diffondere una cultura asettica e completamente slegata dal contesto storico-culturale in cui viviamo. Queste importanti istituzioni che rappresentano il nostro futuro, devono assumersi la responsabilità di ricoprire un ruolo centrale nella formazione dei giovani e proporsi come modello d’identificazione fondato sull’onestà, la coerenza, la dignità, la legalità e l’uguaglianza.
Tutto ciò non vuol dire profanare la sacralità del mitico sapere, che ha radici solide e indiscutibili, ma in questa fase storica è opportuno un cambiamento radicale del sistema dell’istruzione, che deve liberarsi dall’oppressione dell’onnipresente ideologia politica, e incidere autonomamente e criticamente nella realtà sociale, divenendo punta di diamante e parte strutturale di un progetto formativo integrato globale. Un patto educativo da costruire con i diversi soggetti sociali che operano nei territori, che miri a valorizzare il dialogo e il confronto tra le parti, e abbia come obiettivo principale la realizzazione di prospettive concrete, soprattutto per i giovani.
Realizzare tutto questo richiede impegno sia una forte mobilitazione, sia una presa di coscienza collettiva che ci svincoli dai vecchi miti culturali interiorizzati, percepiti come unica opportunità di conoscenza. Un’impresa non facile, in quanto chi tiene in pugno il sistema educativo si opporrà tenacemente al “fareassieme”, perché non intende mettere in discussione la propria ideologia e la gestione del potere che esercita come espressione di dominio indiscriminato.
3) Sei stato molto critico nei confronti della modalità di gestione delle università e delle scuole per quali motivi?
Penso che sia le Università, sia le scuole di ogni ordine e grado siano prevalentemente organizzate e governate come feudi medioevali.
Le università in modo cieco sanciscono la frattura tra cultura umanistica e scientifica, rendendo incapaci i giovani di cogliere la globalità dell’esperienza umana. In questi luoghi, spesso il sapere diviene uno strumento per mantenere privilegi, scambiarsi favori e cortesie, garantire un consenso politico-baronale fondato su inganni e nepotismo. Gli studenti vengono trattati in modo superficiale, selezionati come pacchi postali, considerati un semplice numero come se non fossero persone, negandogli spesso il diritto allo studio. Questi importanti luoghi dell’apprendere sono divenuti feudi nelle mani di schiere di Baroni e Pierini senza scrupoli, che portano avanti la loro politica e decidono ogni cosa incuranti della legalità. Luoghi paragonabili a circoli chiusi, autoreferenziali dove tutto si decide per interessi di casta o attraverso i legami di sangue e di appartenenza, proprio come avviene nei clan mafiosi.
Emblematiche sono le numerose sentenze della Corte di Cassazione e le storie drammatiche di tanti ricercatori, che hanno lasciato l’Italia per altri paesi in polemica con il sistema nepotista delle nostre università.
Anche le scuole, come molte altre istituzioni, spesso vengono amministrate secondo la solita logica familistica, ereditata da secoli, tipicamente meridionale ed esportata con successo in molte zone della nostra penisola. Non di rado gruppetti di figuri senza scrupoli con operazioni apparentemente legali, si spartiscono alla luce del sole, favori, ruoli e danaro, mangiando come suol dirsi: la pecora con tutta la lana. Le minoranze, sottomesse a tale strategia, vengono automaticamente emarginate e annientate, per cui la gestione privata e patologica della scuola pubblica, tira avanti indisturbata e senza alcuna incidenza positiva sulla realtà e senza alcun controllo sui controllori. La nostra unica speranza è nelle mani delle nuove generazioni che attraverso la partecipazione attiva possano pacificamente riappropriarsi di quello che gli appartiene di diritto: l’organizzazione democratica della scuola.
4) Cosa ne pensi della scuola attuale?
Credo che oggi il mondo dell’istruzione si rivela incapace di comprendere i reali bisogni dei giovani. Non è un caso, se spesso ci troviamo innanzi una scuola affollata da un esercito di docenti autistici, in balia delle onde, impauriti, frustrati, ricattati, delusi, mal pagati, frettolosi, disimpegnati, barricati nelle proprie classi a compiacersi dei propri soliloqui didattici, pronti a scaricare inevitabili angosce sugli allievi e su se stessi. Una scuola in crisi di principi e valori, che si nasconde dietro contenuti paradossali e mantiene inconcepibili distanze dalla realtà. In definitiva una scuola che non forma ma deforma e spreca, senza rendersene conto, una forza sociale indescrivibile, un patrimonio giovanile creativo e rivoluzionario, ingannando le menti adolescenziali sulla vera condizione esistenziale dell’uomo.
In questi enormi casermoni strutturati su base familistico-piramidale, viene ibernata ogni forma di creatività e di capacità critica, tutto scivola silenziosamente nell’ anonimato e l’unico pensiero positivo è quello di scappare appena possibile, come dei prigionieri in cerca della libertà. Non si lavora in gruppo, c’è poca cooperazione e tanto isolamento. Come sarebbe bello collaborare gomito a gomito, invece ci chiudiamo nelle nostre classi in perfetta clausura, nascondendo la nostra ignoranza a scapito del confronto, delle buone relazioni e della crescita culturale degli studenti. Quante riunioni senza né capo e né coda a discutere di condotta, valutazione, improvvisandoci giudici di una logica aberrante che diffonde idee sbagliate delle regole di cittadinanza e di convivenza democratica. Non parliamo poi dei libri di testo, – mattoni sempre più pesanti e scritti esclusivamente per i docenti – della selezione rigida degli alunni, spesso subordinata al mantenimento dei posti di lavoro degli insegnanti, ai loro umori e alle continue, immancabili raccomandazioni.
3) Quali sono le tue considerazioni sugli insegnanti in genere?
Credo che la scuola italiana abbia fondamenta ben solide e, anche se non funziona, produca risultati inspiegabili che la tengono in vita e gli permettono di raggiungere un suo strano equilibrio che nessuno di noi riesce a spiegare. Certo, vi sono insegnanti che vivono questa professione come se fosse una missione, con passione, impegno, sacrificio, onestà intellettuale, senso di responsabilità, per cui sottostanno al quotidiano ricatto che viene imposto dall’alto, pur di aiutare i giovani a crescere. Tuttavia è palese che questi ingredienti da soli non possono tenere in piedi un sistema così ingarbugliato. Spesso alcuni docenti appaiono in uno stato di catalessi, altri sembrano palombari che osservano il fondo marino, la realtà attraverso spessissimi vetri, senza alcuna possibilità d’intervento. Non si rendono conto che chi è consapevole di una realtà paradossale e aberrante, e non muove un dito per cambiarla, è colpevole quanto chi pretende di avere nelle proprie mani la verità assoluta.
4) Che di tupi di rapporti attualmente intercorrono tra scuola e genitori, docenti e studenti e tra compagni di classe.
I primi direi sono prevalentemente inesistenti. Nonostante i vecchi decreti delegati prevedano istituzionalmente questi rapporti, non se ne vede l’ombra. I genitori varcano la soglia della scuola solo nel corso delle consuete valutazioni periodiche, quindi come pura formalità o probabile panacea per attenuare i loro sensi di colpa. In genere per i genitori l’insegnante non è visto come un alleato che contribuisce alla formazione della personalità e alla crescita culturale del proprio figlio, ma soprattutto un nemico da combattere, contestare, criticare, e se il caso, punire, a volte anche con le mani. Per la scuola, salvo che in alcuni casi, il genitore è prevalentemente un ficcanaso, un rompiscatole iperprotettivo da tenere lontano perché crea solo problemi.
Per quanto concerne il rapporto docenti-studenti si basa essenzialmente sul potere dell’uno sull’altro. Come tutti i rapporti di potere è un incontro tra estranei, che spesso si fonda sulla falsità, il paternalismo e l’ipocrisia. Sono molto rari le relazioni che si manifestano con modalità prettamente egualitarie.
In genere, i rapporti tra docenti sono molto formali. I professori s’ignorano a vicenda inchinandosi soltanto all’autorità costituita. Non discutono con nessuno della realtà, come se vivessero in un pianeta sconosciuto.
Gli studenti invece, tra loro vivono una situazione in gran parte paradossale, perché devono adattarsi ad un clima relazionale estremamente competitivo, dove non c’è spazio per il fareassieme, la collaborazione e il rispetto reciproco. Chi soccombe a tali regole viene automaticamente selezionato o emarginato. Insomma come sosteneva più di quarant’anni fa, il nostro carissimo Don Lorenzo Milani, la scuola resta un ospedale che cura gli studenti bravi e abbandona quelli in difficoltà.
5) Si parla dell’esistenza di una tangentopoli minore, quasi poverella, quella della crosta su gite, incarichi, eventi, in che misura è il fenomeno?
Non ho elementi certi per affermare che esista una “tangescopoli de’ puverielli” anche se come suol dirsi “a carocchie a carocchie, Pulecenella accerette ‘a mugliera”. Comunque, per sgombrare il campo da facili allusioni occorre dire che le nostre scuole sono ricche di gentiluomini e gentildonne di grande onestà e laboriosità che si prodigano tutti i giorni per migliorare la qualità dell’istruzione. Certo quando l’amministrazione del danaro pubblico avviene lontano da occhi indiscreti, e per giunta in modo privatistico da poche persone, spesso assetate di danaro e potere, assoldate con stipendi irrisori, sicuramente può balenare qualche cattiva intenzione. Lo sanno tutti che il dio danaro è la nuova religione, sponsorizzata da chi intende tutelare i propri interessi personali, forse una malattia più contagiosa anche della peste.
6) Descriva tre motivi per cui dovremmo leggere il tuo libro
1) In modo divertente e ironico affronta argomenti molto seri.
2) Finisce inaspettatamente con un inizio.
3) È propositivo perché prevede un progetto importante che ha come protagonisti finalmente i giovani.
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